Archeologia Archives - La Storia di Castel Bolognese https://www.castelbolognese.org/category/miscellanea/archeologia/ Sat, 06 Jul 2024 16:01:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.2 La conserva e la cisterna di via Rossi e le ceramiche e terrecotte dell’ex Palazzo Pretorio https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/la-conserva-e-la-cisterna-di-via-rossi-e-le-ceramiche-e-terrecotte-dellex-palazzo-pretorio/ https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/la-conserva-e-la-cisterna-di-via-rossi-e-le-ceramiche-e-terrecotte-dellex-palazzo-pretorio/#respond Tue, 23 Jan 2024 21:38:20 +0000 https://www.castelbolognese.org/?p=11306 di Valentino Donati Testo tratto da: 2001 Romagna, n. 145 Risalgono all’estate del 1977 i primi importanti ritrovamenti ceramici, risalenti al XV e XVI secolo, nel centro storico di Castel Bolognese (RA). Durante la demolizione totale di un fabbricato, che nel terzo decennio del secolo scorso aveva sostituito il vecchio …

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di Valentino Donati
Testo tratto da: 2001 Romagna, n. 145

Risalgono all’estate del 1977 i primi importanti ritrovamenti ceramici, risalenti al XV e XVI secolo, nel centro storico di Castel Bolognese (RA). Durante la demolizione totale di un fabbricato, che nel terzo decennio del secolo scorso aveva sostituito il vecchio “Palazzo Pretorio”, la ruspa affondò la sua enorme pala nel perimetro murario, a fianco della via Rossi, aprendo un varco a lato di un vano rettangolare sotterraneo. Fu subito evidente che si trattava di una conserva quattrocentesca (1) con volta a botte piena di detriti (carbone, cenere, ossa ecc.).
Con V. Brunetti ed alcuni altri volontari si intervenne prontamente al recupero di tutto ciò che lo scavo aveva evidenziato. La gioia fu grande quando vennero alla luce i primi frammenti ceramici, ciotole graffite e boccali in “maiolica arcaica”, di cui alcuni con lo stemma della famiglia Manfredi di Faenza.
Al termine dello svuotamento vicino a questo vano ci si accorse dell’esistenza di una cisterna circolare per l’acqua con copertura a volta emisferica ed apertura centrale (da cui si poteva attingere) all’esterno del perimetro murario del fabbricato. Dentro, fra le macerie, furono rinvenuti pochi frammenti ceramici del XVI e XVII secolo. Tali strutture sono state restaurate nel 1980 dal concittadino capomastro Cesare Bellini, che col mio aiuto, creò un’apertura di collegamento fra i due locali, pavimentò la conserva rendendo il tutto visitabile tramite un cancelletto posto nello scantinato dell’attuale edificio; l’Amministrazione comunale provvedeva in seguito alla copertura della cisterna con una botola in ferro posta sulla via Rossi.
Durante lo scavo furono recuperati i frammenti di due olle, una delle quali è stata da noi ricomposta nel 1984 entro il torrione che si trova di fronte all’ospedale. Infine un pozzo con camicia di mattoni profondo m. 5,50 ca. dal piano stradale, da tempo pieno di macerie, restituì alcuni frammenti, una ciotola graffita e, sotto uno strato di cm 30 di terriccio misto a vinaccioli, un boccale in “zaffera a rilievo” con lo stemma dei Manfredi.

(1) La conserva o ghiacciaia, la “mamma del frigo”, sta ad indicare un ambiente sottoterra, o seminterrato, con il soffitto a volta, con un “oculo” centrale, attraverso il quale vi si immagazzinava la neve/ghiaccio durante l’inverno, per conservare, con la tecnica del freddo il cibo deperibile.
(dal sito: https://cuorecollibolognesi.it/it/cosa-fare/punti-di-interesse/conserva-di-calderino/)
Nota a cura di Andrea Soglia

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La tomba di guerriero di Ponte del Castello https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/la-tomba-di-guerriero-di-ponte-del-castello/ https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/la-tomba-di-guerriero-di-ponte-del-castello/#respond Wed, 13 Nov 2019 20:45:47 +0000 https://www.castelbolognese.org/?p=7339 Il rinvenimento e il corredo Nella primavera 2011, i lavori di posa di un metanodotto hanno portato alla scoperta di una tomba di guerriero risalente al VI secolo a.C. Il defunto, deposto supino in una fossa (all’interno di una grande cassa di legno, andata perduta, ndr), era accompagnato da un …

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Il rinvenimento e il corredo

Nella primavera 2011, i lavori di posa di un metanodotto hanno portato alla scoperta di una tomba di guerriero risalente al VI secolo a.C.
Il defunto, deposto supino in una fossa (all’interno di una grande cassa di legno, andata perduta, ndr), era accompagnato da un ricco corredo composto da vasellame ceramico, armi e ornamenti.
Le armi – due punte di lancia e un giavellotto in ferro – erano deposte lungo il fianco sinistro dell’inumato, con i puntali all’altezza dei piedi, accanto a due piattelli e ad un piccolo boccale in ceramica (purtroppo non ricomponibile).
Sul corpo del defunto, all’altezza del costato destro, si trovavano un vasetto miniaturistico e una fibula in ferro; altre due fibule erano poste sopra la spalla destra a fermare una veste o un sudario, come una quarta, in bronzo, situata vicino ai piedi.
Lungo il fianco destro erano allineati numerosi vasi in ceramica, tra cui un dolio, quattro grandi olle, una grande coppa su alto piede con quattro anse, tazze e calici in ceramica d’impasto bruno e nerastro. In taluni casi si può ipotizzare che i vasi fossero impilati gli uni sopra agli altri, con i recipienti per bere posti sopra ai grandi contenitori: dal microscavo di una delle grandi olle, ad esempio, è stato possibile riportare in luce un kantharos in ceramica nera buccheroide, utilizzato per il consumo del vino.
Alcuni vasi dovevano, inoltre, contenere al loro interno offerte di cibo, poste ritualmente in onore del defunto, come sembrano indicare alcuni frammenti di ossa combuste rinvenute nella tomba.

Il rituale

La tipologia dei materiali di corredo riporta alla sfera del simposio e del banchetto funebre: parlano in tal senso la presenza dei vasi potori, l’ostentazione del numero di vasi contenitori e la presenza accanto ad una delle olle di un coltello in ferro, riconducibile al taglio cerimoniale delle carni.
Il vasellame da simposio, così come le armi nelle tombe dei guerrieri e i ricchi gioielli nelle tombe femminili principesche, sono elementi indicativi di uno status sociale elevato e di un’adesione ai valori propri delle società aristocratiche del tempo, in Etruria come in Grecia, come presso le popolazioni umbre.
Il ritrovamento di Ponte del Castello, da ricondurre alla penetrazione a nord degli Appennini di genti di origine umbra, trova precisi confronti in alcuni contesti coevi centro-adriatici e della Romagna.
Il rituale funerario, con defunto supino e vasellame disposto lungo il fianco destro, rispecchia un’usanza che, attestata nella necropoli umbra di Colfiorito già nel VII secolo a.C., diventa prevalente nel VI, come si può osservare nelle tombe umbre di Imola, via Montericco e in quelle coeve di Faenza, via Bisaura. In particolare, numerose sono le consonanze con i corredi funerari di Faenza, sia per quanto riguarda le modalità di disposizione dei vasi
all’interno della tomba, impilati l’uno sull’altro, sia per la presenza di determinate forme ceramiche.
La coppa quadriansata su alto piede e l’olla stamnoide, caratterizzata da corpo ovoide, anse a bastoncello impostate verticalmente sulla spalla e collo troncoconico, ricorrono anche a Russi, San Martino in Gattara e, fuori regione, nella necropoli picena di Matelica e in quella umbra di Colfiorito e consentono di datare la tomba di Ponte del Castello agli inizi del VI secolo a.C.

(1) Gli scavi sono stati diretti da Monica Miari per la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, sono stati eseguiti dalla società ARes s.r.l. (CE) per il committente SNAM Rete Gas, responsabile di cantiere Ylenia Borgonovo. I restauri materiali sono stati finanziati da GeoPavia e dal Comune di Castel Bolognese, sono stati realizzati da Marica Ossani e Kriterion (BO), coordinati da Virna Scarnecchia per SBAER. Disegno dei materiali Anna Monaco.

N.B. I testi e le fotografie (ove non diversamente specificato) provengono dai pannelli informativi esposti al Museo Civico di Castel Bolognese nei pressi della tomba del guerriero.

 

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Quando le vecchie mura riemergono dal sottosuolo… https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/le-vecchie-mura-riemergono-dal-sottosuolo/ https://www.castelbolognese.org/miscellanea/archeologia/le-vecchie-mura-riemergono-dal-sottosuolo/#respond Sun, 01 Jan 2017 22:51:26 +0000 https://www.castelbolognese.org/?p=5666 a cura di Paolo Grandi e Andrea Soglia Se una delle notizie castellane più “gettonate” dell’anno 2016 era stata quella del “ritrovamento” delle fondamenta della torre in piazza, diverse volte, in precedenza e posteriormente, in occasione di altri lavori stradali svolti in paese, ci si è imbattuti in resti dell’antico …

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a cura di Paolo Grandi e Andrea Soglia

Se una delle notizie castellane più “gettonate” dell’anno 2016 era stata quella del “ritrovamento” delle fondamenta della torre in piazza, diverse volte, in precedenza e posteriormente, in occasione di altri lavori stradali svolti in paese, ci si è imbattuti in resti dell’antico castello senza che la cosa facesse troppo notizia. E almeno quattro volte sono riaffiorate le vecchie mura.
Già nel settembre del 1986 in occasione dei lavori di rifacimento di una fognatura, riemersero dei resti sotterranei all’angolo fra via Mazzolani e via Rondanini. Qualcuno ricorda ancora che con le tubature si dovettero in qualche modo aggirare quei resti in quanto essi erano talmente coriacei da sembrare quasi indistruttibili anche per la grossa ruspa che era in azione.
Più interessante fu il ritrovamento dell’agosto del 1997 documentato dalle foto di Paolo Grandi. In quell’occasione, a seguito di alcuni lavori svolti da HERA (probabilmente per riparare un tubo dell’acqua) in fondo a Via Garavini – Piazzale Brunelli, nello scavo riemersero alcune decine di metri di mura, le più antiche del Castello. Dalle foto pare che non fossero eccessivamente danneggiate, salvo naturalmente essere attraversate da tubi, fognature ed altro.  Si vede inoltre chiaramente, guardando la prospettiva su via Biancini verso est, che l’edificio delle scuole “Bassi” non insiste sulle mura, ma fu edificato nel fossato.
Lo scavo rimase aperto alcuni giorni; anche in quella occasione vi furono richieste di lasciare visibili i reperti ma, a differenza della piazza, qui sarebbe stato ancor più difficile.
Nell’autunno del 2001, proprio davanti alla baracchina della piadina in via Emilia interna/Piazzale Budini un piccolo scavo interessò le mura nella zona dove fino al 1876 esisteva la Porta del Borgo. L’esiguità dello scavo, documentato dalle foto di Andrea Soglia, non consentì di capire quali strutture fossero interessate. Di certo, come mostra una foto, non furono usati molti riguardi per quanto era conservato sotto l’asfalto.
Nei mesi fra fine 2021 e inizio 2022, in seguito ai lavori realizzati sia da HERA in via Mazzolani, che da privati in Piazzale Poggi, oltre a quelli successivamente eseguiti in quell’intera piazza per il suo completo rifacimento, sono riemersi interessanti lacerti del vecchio castello.
Ma veniamo con ordine:
Nei primi giorni di novembre 2021 alcuni lavori hanno interessato Piazzale Poggi, nel lato verso via Ginnasi, per opere propedeutiche alla ristrutturazione del palazzo già Sermasi. Qui è tornata alla luce parte della precedente antica casa, comprendente muri perimetrali e pavimento di cotto, che successivamente fu parzialmente demolita per portarne la facciata sulla linea degli altri edifici di via Ginnasi. Questa costruzione, che ad ovest appoggiava sulle mura urbane, ospitava il Forno di Stefano Borghesi, come da foto che ne ritrae l’intera famiglia davanti alla bottega portante l’insegna “forno sistema francese”.
A fine novembre 2021, HERA ha eseguito uno scavo lungo via Mazzolani, nella parte prospiciente Piazzale Roma, all’interno del percorso murario. Sono riaffiorati un certo numero di muretti, posti trasversalmente alle mura a distanze abbastanza regolari. Difficile comprendere a cosa servissero salvo ipotizzarne l’uso quale rinforzo alla cinta muraria.
Fra febbraio e marzo 2022 invece è stata scoperta l’intera area di Piazzale Poggi, “la Fonda”, oggetto di riqualificazione urbana. Qui è emerso un complesso e movimentato sistema murario nel punto in cui le nuove mura del castello, ampliato nel 1425, incontrano quelle più antiche del primo castello del 1388. Poiché la nuova porzione murata del castello era più larga rispetto alla precedente, qui si vede bene il raccordo, a forma di “S” tra la nuova cinta e la vecchia. In parte poi sono conservati i resti delle mura a nord-est del primo castello demolite a seguito dell’ampliamento. Nella porzione di terreno compresa all’interno della cinta, poi, è riapparso l’acciottolato. La parte finale del raccordo a forma di “S” era probabilmente riemersa nello scavo di fine novembre 2021. La Soprintendenza ha operato i rilievi di quanto emerso e si è provveduto successivamente alla copertura dell’area.
Non sappiamo se in futuro capiteranno altre occasioni come queste, ma di certo potrebbe essere una buona idea quella di riportare a filo del manto stradale la cerchia delle mura, almeno nei tratti dove esse furono completamente demolite. Ciò si potrebbe fare, per cominciare, nell’ultimo tratto di via Pallantieri che sfocia su piazzale Budini, dove le mura già sono affioranti e dove le auto vi parcheggiano sopra. Appare evidente come un intervento del genere, oltre ad arricchire il centro storico, concorrerebbe a preservarne un importante testimonianza.



 

 

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